Category Archives: Economia

L’industrial designer (o disegnatore industriale) è il professionista che si occupa dell’ideazione e della progettazione di oggetti d’uso da riprodursi in larga scala, per quanto riguarda sia l’aspetto estetico sia quello tecnico.
Deve anticipare le esigenze del mercato, mediandole con quelle industriali e progettare oggetti secondo forme estetiche, materiali e tecnologie innovative, senza dimenticare l’importanza della funzionalità.
Il suo interesse primario è la valutazione degli aspetti tecnologici ed economici della produzione, oltre che di quelli funzionali e culturali dell’oggetto.
Per svolgere questa professione è necessario possedere spiccate doti creative e avere, al contempo, una o più aree di competenza tecnica specifica. Inoltre, si deve possedere un solido bagaglio culturale, che riguardi diversi ambiti della conoscenza umana.
Attualmente, i campi d’azione del design industriale si aprono ogni giorno a nuovi e specifici orientamenti, ad esempio: il designer automobilistico, il fashion designer, il game designer, l’interior designer, il landscape designer, il webdesigner.

La formazione scolastica può iniziare già a livello di scuola secondaria di secondo grado. La riforma dell’istruzione prevede la possibilità di iscriversi a un Istituto Professionale – Settore Industria e Artigianato – Indirizzo Produzioni Industriali e Artigianali – Industria oppure al Liceo Artistico – Indirizzo Architettura e Ambiente o Design. Il percorso scolastico si articola in due bienni e un quinto anno finale, che termina con l’esame di Stato.

Al termine degli studi si consegue il diploma che consente di accedere sia all’università che all’Accademia di Belle Arti.
A livello universitario è consigliabile frequentare un Corso di laurea in Architettura o Disegno industriale. L’offerta formativa è piuttosto varia e le denominazioni dei corsi di laurea sono attribuite direttamente dalle università, per cui risulta difficile elencare tutti i corsi attivati dalle varie facoltà.

In alternativa, è possibile frequentare un ISIA – Istituto Superiore per le Industrie Artistiche. Si tratta di scuole statali di livello universitario, che appartengono al sistema dell’AFAM – Alta Formazione Artistica e Musicale. Questi istituti, presenti a Faenza, Firenze, Roma e Urbino, propongono corsi triennali di Disegno industriale, equiparati alle lauree di primo livello, e corsi biennali specialistici di Design del prodotto e Design della comunicazione.

Il designer può lavorare come libero professionista o come membro di uno studio professionale (di ingegneria, design, consulenza), anche in forma associata.
Può svolgere la sua attività all’interno di aziende fortemente orientate al design e, dunque, interessate alla produzione o commercializzazione di beni/servizi (uffici tecnici industriali, editoria specializzata, ecc.).
Nonostante il design italiano sia tra i più prestigiosi del mondo, questa professione non ha ancora trovato una definizione e una connotazione normativa. Oggi, molti designer sono architetti, grafici e diplomati dell’Accademia di Belle Arti. L’associazione di categoria ADI – Associazione per il Disegno Industriale – ha redatto un codice deontologico e un tariffario, che viene riconosciuto come base di riferimento in caso di controversie.

L’ecoauditor, detto anche auditor ambientale o verificatore ambientale d’impresa, è colui che accerta che gli impianti e i processi produttivi di un’azienda siano conformi alla legislazione nazionale ed europea in materia di impatto ambientale. Individua i sistemi di gestione dell’attività produttiva maggiormente eco-compatibili e le tecnologie più adatte per la riduzione dei danni; valuta la tipologia e la quantità di rifiuti prodotti, le emissioni atmosferiche, l’acqua impiegata nel ciclo produttivo, i consumi di energia.

Può svolgere la sua professione come dipendente o da libero professionista, come consulente esterno delle società di consulenza e certificazione ambientale, oppure nelle imprese che includono una politica di tutela dell’ambiente nella loro mission aziendale.

Per esercitare l’attività di ecoauditor è necessario possedere una formazione specifica post-diploma o una laurea, preferibilmente a indirizzo tecnico-scientifico.

Tra le classi di laurea di primo livello si segnalano
Ingegneria industriale (Classe L9).
Ingegneria civile e ambientale(Classe L7).
Scienze e tecnologie per l’ambiente e la natura (Classe L32).

L’offerta formativa è piuttosto varia e le denominazioni dei corsi di laurea sono attribuite direttamente dalle università, per cui risulta difficile elencare tutti i corsi attivati dalle varie facoltà. È consigliabile, quindi, rivolgersi direttamente alle segreterie delle università per ottenere informazioni specifiche o visitare il sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Per svolgere in proprio l’attività di verificatore ambientale e poter rilasciare certificati Emas o Ecolabel ci si deve accreditare presso il Comitato Ecolabel Ecoaudit (vedi più avanti nei Riferimenti utili). Percorsi di formazione in materia di queste certificazioni sono disponibili presso le Scuole Emas ed Ecolabel.

Il nome liutaio deriva dalla parola liuto, uno dei più antichi tra gli strumenti ad arco. In realtà, questo professionista si occupa della costruzione e della riparazione di tutti gli strumenti ad arco e a pizzico.
Si tratta di una professione estremamente delicata, poiché anche un banale difetto dello strumento può determinare distorsioni musicali.
Il liutaio è un artigiano altamente specializzato e le sue conoscenze devono comprendere vari campi artistici e musicali: ogni strumento è ideato e realizzato a mano ed è, proprio per questo, un pezzo unico.

La formazione scolastica può iniziare già a livello di scuola secondaria di secondo grado. La riforma dell’istruzione prevede la possibilità di iscriversi a un Istituto Professionale – Settore Industria e Artigianato – Indirizzo Produzioni Industriali e Artigianali – Artigianato. Il percorso scolastico si articola in due bienni e un quinto anno finale, che termina con l’esame di Stato.

Di seguito segnaliamo le principali scuole, che organizzano corsi di liuteria.

L’Istituto di Istruzione Superiore Antonio Stradivari di Cremona organizza un corso quinquennale per il conseguimento della specializzazione di Tecnico di Liuteria. Per accedere ai corsi è necessario essere in possesso del diploma di scuola secondaria di primo grado (ex licenza media inferiore). Coloro che hanno già ottenuto un diploma di scuola secondaria di secondo grado o una qualifica professionale possono chiedere di essere iscritti direttamente al terzo anno. Il corso è aperto anche agli studenti stranieri, previa verifica della conoscenza della lingua italiana.

A Milano, presso la Civica Scuola di Liuteria, è possibile frequentare un corso biennale post-diploma, al termine del quale si consegue la qualifica di Operatore Liutario. Si può scegliere tra due indirizzi: strumenti ad arco oppure strumenti a pizzico. Le materie teoriche sono comuni a entrambi gli indirizzi, che si differenziano invece per i laboratori pratici. E’ previsto anche un tirocinio della durata di 300 ore presso botteghe o imprese artigiane.

Per ottenere la qualifica di Liutaio, si deve frequentare un ulteriore corso biennale di specializzazione, che prevede anche l’insegnamento di tecniche di restauro.
Le iscrizioni sono aperte, generalmente, da febbraio a maggio. La domanda, corredata dal curriculum vitae in formato europeo, può essere inviata tramite posta, fax o mail. Per essere ammessi bisogna superare un colloquio motivazionale. I posti disponibili ogni anno sono circa 15.

Il liutaio lavora prevalentemente come libero professionista o come titolare d’impresa, come spiegato in questa guida su Professioniecarriere.com. Per pote avviare un’attività autonoma è necessario iscriversi all’Albo delle Imprese Artigiane presso la locale Camera di Commercio.

Un’opportunità interessante ma decisamente formativa dal punto di vista delle esperienze di vita e di lavoro fuori dal suolo italiano può essere quella di dedicarsi ad un tipo di lavoro “stagionale”, ovvero un lavoro che non è un vero e proprio lavoro dal punto di vista dei tempi, ma che può dare un’idea di quella che è l’esperienza di vita nel paese in cui si sceglie di andare a lavorare.

Il lavoro stagionale all’estero è un tipo di lavoro che si svolge generalmente in periodi di vacanza, sostanzialmente in periodi estivi: può essere il lavoro dell’animatore sulle navi da crociera, il cameriere presso un ristorante tedesco, l’assistente cuoco in un ristorante spagnolo o ancora lavoro stagionale nel campo dell’agricoltura. Quest’ultimo è offerto generalmente dalle nazioni come la Francia e la Spagna, ed offre sicuramente delle ottime opportunità non solo per imparare una lingua diversa dalla propria in maniera del tutto gratuita, ma anche di fare un’esperienza diversa entrando in contatto con lo stile di vita di un paese diverso nel quale magari si sta pensando di trasferirsi e di andare a vivere.

Vediamo quindi insieme alcuni esempi di lavoro stagionale all’estero, che possono essere molto utili per compiere i primi passi in una realtà sociale ed economica diversa da quella di appartenenza.

Lavoro stagionale in ambito agricolo in Spagna

Un tipico esempio di lavoro stagionale all’estero che si sta profilando negli ultimi anni è quello del lavoro in campo agricolo soprattutto nelle coltivazioni biologiche, nel quale si può prestare il proprio servizio in cambio di vitto e alloggio: in questi casi (un lavoro di questo tipo è per esempio possibile in Spagna), si richiede una conoscenza di base della lingua e requisito indispensabile è aver compiuto 17 anni di età, e, fattore molto importante, per questo tipo di lavoro viene reclutato solo chi è realmente interessato alla coltivazione biologica e non chi vorrebbe lavorare solo per imparare lo spagnolo. Per ottenere maggiori circa il lavoro stagionale in ambito agricolo in Spagna è possibile contattare l’azienda Coordinadora de Agricultura Ecologica, Apartado 2580, 08080 Barcelona.

Lavoro stagionale in ambito agricolo in Francia

Un altro esempio di lavoro stagionale in ambito agricolo è quello che si può svolgere in Francia, in cui gli ambiti ed i settori in cui è possibile prestare il proprio servizio sono tra i più disparati, dalla raccolta di mele alla vendemmia, dalla raccolta del mais a quella dei pomodori, dalla raccolta di foglie di tabacco a quella di fragole e ciliegie, eccetera. Requisito indispensabile per questo tipo di lavoro è necessariamente quello di avere un buon spirito di adattamento, visto che in molti casi la paga è a cottimo e non tutte le aziende offrono anche vitto e alloggio. Inoltre, il lavoro è molto duro e non lascia moltissimo tempo libero per sé, ma vale comunque la pena di provare un’esperienza del genere se si sta pensando di trasferirsi e lavorare fuori Italia. Per ottenere maggiori informazioni, si può contattare il Centre d’Information et de Documentation Jeunesse di Parigi (101 quai Branly, 75015 Paris, tel. 0039.1.44491200), al quale richiedere tutti gli indirizzi delle aziende che offrono questo tipo di lavoro.

Lavoro stagionale sulle navi da crociera

Parlare di questo tipo di lavoro stagionale significa sostanzialmente aprire una grossa parentesi sul lavoro stagionale all’estero, visto che sulle navi da crociera sono moltissime le occupazioni richieste ed i lavori che è possibile svolgere. Dall’animatore turistico per bambini alla baby sitter, dal musicista al cantante, i lavori stagionali che si possono svolgere sulle navi da crociera sono tra i più disparati. Requisito indispensabile per questo tipo di lavoro è chiaramente quello di conoscere la lingua inglese, senza la quale è praticamente impossibile svolgere un qualsivoglia lavoro che abbia come principale attività il contatto con il pubblico. Ovviamente, vale anche in questi casi la regola dei normali requisiti richiesti per lo svolgimento delle attività per le quali ci si candida: non ci si può candidare per fare il personal trainer se non si hanno i requisiti adatti, eccetera. Il consiglio in questi casi è quello di contattare con un certo anticipo (magari anche due o tre mesi prima) le compagnie navali per presentare la propria domanda ed inviare la propria candidatura.

Come trovare occupazione nel lavoro stagionale

Le possibilità sono tra le più svariate:
Si può trovare occupazione in questo campo attraverso l’iscrizione ad agenzie di lavoro presenti nel nostro paese oppure attraverso l’Informagiovani del proprio comune di residenza;
Il lavoro stagionale può essere ricercato anche attraverso una semplice ricerca su internet, magari digitando su un motore di ricerca le parole “lavoro stagionale” seguite dalla città o dal paese in cui si vuole andare a lavorare per un breve periodo;
Il terzo modo interessante per trovare un lavoro stagionale è quello di contattare direttamente l’azienda presso la quale ci si vuole candidare, premunendosi di scrivere un curriculum vitae o/e una lettera di presentazione nella lingua del paese in cui ci si propone.

Come tutti sappiamo, McDonald è una delle più importanti e rinomate aziende di ristorazione e di fast food, che nasce in America ma ha un discreto successo in tutto il mondo: il segreto del suo successo – ricordiamo che l’azienda ha all’incirca 58 anni di vita – è dovuto principalmente alla sua semplice e geniale gestione imprenditoriale lanciata nel 1955 da Ray Kroc, fondatore del primo ristorante Mc Donald’s nell’Illinois, in America.

Mc Donald’s ha fatto strada nel corso degli anni, raggiungendo moltissimi paesi, ed ovviamente sbarcando anche in Italia, che ha accolto l’azienda con un discreto successo.

Ad oggi, essa rappresenta uno dei fast food più apprezzati e di moda, soprattutto tra i giovani, e può vantare, solo in Italia, più di 500 tra ristoranti e Mc Cafè ed all’incirca 14000 dipendenti.

Veniamo quindi all’aspetto lavorativo: come si può lavorare per Mc Donald?

Prima di tutto, bisogna collegarsi al sito Internet italiano dell’azienda selezionare, in alto a sinistra, la sezione McDonald lavora con noi.

Si aprirà un indirizzo Internet, ovvero McDonald lavora con noi, nel quale sarà possibile visualizzare le diverse opzioni per chi intende lavorare con McDonald : “Chi siamo”, “Franchising” e “Chi cerchiamo”, sono le tre opzioni più interessanti e messe in evidenza dalla stessa azienda.

Tra le varie opzioni, inoltre, c’è la possibilità di visualizzare anche le varie opportunità di lavoro per McDonald in Europa, oltre che quella di inviare il proprio curriculum presentando, all’azienda, una propria autocandidatura.

Collegarsi a Lavora con noi McDonald è il primo passo da compiere se vuoi lavorare in un McDonald

Il lavoratore, destinatario di un procedimento disciplinare tramite lettera di richiamo, ha un arco di tempo di 5 giorni per predisporre e comunicare al datore di lavoro le proprie giustificazioni ed è tenuto a precisi adempimenti. Una volta trascorso tale termine senza che le controdeduzioni siano pervenute al datore di lavoro, questi può legittimamente irrogare la sanzione disciplinare.

Comunicazione della volontà. Anzitutto, il lavoratore ha l’onere di comunicare la volontà di presentare giustificazioni scritte o di essere ascoltato a difesa, in termini univoci, a tutela dell’affidamento del datore di lavoro.
Tale richiesta costituisce un atto unilaterale recettizio, soggetto alla disciplina contenuta negli artt. 1334 e 1335 cod. civ.. Essa può cioè produrre effetto solo nel momento in cui viene a conoscenza della persona alla quale è destinata e si reputa conosciuta nel momento in cui giunge all’indirizzo del destinatario.

Risulta essere vero che la contestazione anticipa I’irrogazione della sanzione per permettere al lavoratore che Io richieda di essere “sentito a sua difesa” (art. 7, co. 2, Stat. Iav.), eventualmente assistito dal rappresentante sindacale (art. 7, co. 3, Stat. Iav.), tuttavia, in assenza di richieste in tal senso, il datore di lavoro non è tenuto a sentire il lavoratore.
Se poi il prestatore avanza la richiesta di essere sentito di persona successivamente al termine di 5 giorni, non è configurabile un suo diritto ad essere ascoltato né un correlativo obbligo del datore di lavoro. Tantomeno viola l’art. 7 Stat. Lav. l’eventuale scelta aziendale discrezionale di accedere alla richiesta tardiva del lavoratore ad essere ascoltato ed il lavoratore non si presenti, chiedendo la fissazione di un nuovo incontro.

Forma della difesa. La difesa del lavoratore può concretizzarsi nella più completa libertà di forma [e, dunque, per iscritto, come oralmente.

Doppia difesa. Il lavoratore ha diritto di esercitare una doppia difesa, sia per iscritto che attraverso I’audizione personale, salvo che la successiva richiesta di audizione risulti palesemente pretestuosa o dilatoria, tanto da giustificare il rifiuto datoriale.

Supplemento di difesa. Se poi il lavoratore, dopo l’audizione personale o la presentazione di giustificazioni scritte, richieda un supplemento di difesa, il datore di lavoro è tenuto a consentirla solo qualora detta richiesta “risponda ad esigenze di difesa non altrimenti tutelabili, in quanto non sia stata possibile la piena realizzazione della garanzia apprestata dalla legge”, ossia il lavoratore non abbia potuto “presentare compiutamente la propria confutazione dell’addebito”.

L’assistenza del rappresentante sindacale. Nel settore privato, il lavoratore ha diritto di farsi assistere solo dal rappresentante sindacale (art. 7, co. 3, Stat. Lav.) e non dal suo legale, non essendovi nella legge alcun riferimento all’assistenza tecnica (prevista, invece, in giudizio, ex art. 24, co. 2, Cost.).

Invece, nel pubblico impiego, per il procedimento disciplinare è prevista una diversa disciplina, in base alla quale il dipendente può farsi assistere, oltre che da un rappresentante sindacale, anche da un procuratore (art. 55 bis, D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165).
Il lavoratore può investire qualsiasi sindacato, non soltanto quello che abbia costituito le rappresentanze sindacali aziendali (ai sensi dell’art. 19 dello Statuto dei lavoratori) nell’unità produttiva in cui egli presta la sua opera.

Mediaworld è una realtà molto affermata nel settore dell’elettronica di consumo: l’azienda ha origini abbastanza recenti, in quanto essa si è affermata nel 1979 a Monaco di Baviera con il suo primo punto vendita dal nome mediamarkt.

Ma è solo nel 1991 che essa sbarca anche in Italia, con il nome che tutti noi oggi conosciamo, “Mediaworld”.

Se l’elettronica di consumo è in genere un settore che vi piace e per il quale vi sentite portati, se vorreste lavorare in un ambiente dinamico, flessibile e fresco, allora vi potrebbe essere utile l’idea di lavorare con questa azienda che ad oggi è considerata leader dai clienti nelle categorie Elettronica, Informatica e CD/DVD/Videogiochi, e che nel 2011 è stata eletta “Retailer of the Year”, come migliore azienda dell’anno nel settore dell’elettronica di consumo.

Come proporsi per lavorare in Mediaworld?

Per lavorare in questa azienda, bisogna prima di tutto collegarsi al sito Internet e visitare la sezione Mediaworld lavora con noi al seguente indirizzo: Lavora con Mediaworld.

Attualmente vi sono diverse posizioni ricercate e diversi annunci aperti, soprattutto per i giovani dai 19 ai 24 anni interessati ad intraprendere un percorso lavorativo interessante ed in una realtà in continua espansione: se rispondete ai requisiti richiesti, potreste visitare il sit per visionare il programma di studi IRM.

In alternativa, potreste scegliere di visionare le offerte di lavoro presenti sul sitoMediaWorld, scegliendo tra il lavoro in sede (Bergamo) oppure il lavoro in megastore, partecipando ad uno stage formativo e retribuito della durata di 6 mesi.

Qualora non vi fossero al momento richieste di lavoro, si può comunque inviare il proprio curriculum vitae.

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La carta prepagata è uno strumento semplice da usare, anche se costoso è uno strumento di pagamento che consente di tenere sotto controllo le spese perchè si può spendere solo quello che hai caricato sulla carta prepagata. Oltre non si può andare, e se non c’è il denaro necessario per il pagamento la transazione non va a buon fine.

Risulta essere uno strumento di pagamento che può essere usato anche dai minori, per i giovani esistono delle carte prepagate per minori. Ma si deve insegnare a usarla, non per farli diventare fin da piccoli dei consumatori . Ma per farli diventare un domani dei consumatori consapevoli e a imparare a gestire il denaro.

Quando si usa la carta prepagata sia giovani che meno giovani devono tenere a mente che si tratta di una carta di pagamento, anche se sicura, perchè come scritto sopra si può spendere solo quanto caricato sulla carta, quindi in caso di furto, smarrimento o clonazione si perde solo quanto caricato, si deve usare con buon senso. I dati della carta pin, password e codice di sicurezza vanno custoditi con cura, per evitare che finiscano in mani sbagliate.

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